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Rassegna Stampa

Il Quotidiano della Calabria

(Sabato 18 ottobre 2003)

Convegno del Kiwanis sulle politiche per contrastare le tossicodipendenze

Ci sei o ti fai? Strategie antidroga

"Ci sei o ti fai?": questo il titolo del convegno che inaugura la lunga serie di appuntamenti organizzati dal Kiwanis junior club di Reggio per l'anno 2003/2004. Al tavolo dei relatori Maria Grazia Penna, presidente dell'associazione socio-culturale Pharsalia, Renato Meduri, senatore, Luciano Squillace, vicepresidente del Cereso, e i responsabili del Kiwajunior, Saverio Gerardis, Francesco Garaffa, Riccardo Cannavò. Il fenomeno delle tossicodipendenze è stato analizzato da diverse prospettive: clinico -  scientifica, politica, sociale.
La situazione oggi è disastrosa, anzi, "catastrofica", come la definisce Maria Grazia Penna, e per rendersene conto basta guardare i numeri: 58 mila kg di stupefacenti sequestrati in Italia nel '98, diventati 71 mila nel '99; quasi 800 persone che ogni anno entrano in comunità; più di mille morti per overdose; 200 milioni di tossicodipendenti in tutto il mondo. "Oggi un italiano su due fa uso di stupefacenti, sostanze che promettono un paradiso che non arriva mai ­ continua Maria Grazia Penna ­ sostanze che sono un passaporto per l'inferno". Parlarne, intervenire: indispensabile in una realtà che non riguarda solo il tossicodipendente in quanto tale, ma tutto il contesto culturale e morale che induce a "delegare la propria vita a un'altra sostanza".
Il mercato di stupefacenti, il secondo nel mondo, propone in vetrina novità che stuzzicano il desiderio: dai biscotti ai lecca lecca alla canapa, dalle "smart drugs", allucinogeni, alla new entry "super ecstasy", la pillola di soli 20 euro che cela una possibilità di overdose quattro volte superiore all'antica semplice ecstasy.
A chi o cosa imputare questa situazione? "Alla società, che con la rivoluzione del nulla del '68 ha distrutto i veri valori", sostiene Renato Meduri. "Alla politica lassista e permissiva dei passati governi" per Maria Grazia Penna. " Il tossico ­ continua­ fu chiamato caso pietoso, noi intendiamo restituirgli la sua dignità e chiamarlo malato. La strategia del vietato vietare è fallimentare. In Olanda diminuisce il numero dei coffee shop lungo le strade rosse; in Italia arriva finalmente una legge proibizionista". La proposta di Gianfranco Fini dice due "no". No agli abusi personali, per non legittimare chi inizia a drogarsi. No alla differenziazione tra le droghe leggere e pesanti, perché entrambe comportano dipendenza. Questa nuova politica, puntualizza Luciano Squillace, segue tre linee guida: prevenzione, recupero, repressione. Il motto "prevenire è meglio che curare" non è fuori moda. "Quando agiamo sui tossici ­ sostiene il vicepresidente Cereso operiamo già su un fallimento". Quello che bisogna sanare è il vuoto che poi ti fa desiderare. Recuperare significa tarare l'intervento su ogni persona e seguire un programma che curi il tossicodipendente, perché "chi entra in galera e si fa e spaccia, ne esce continuando a farsi e a spacciare". Dal '97 a oggi sono state chiuse 65 comunità di recupero e quest'anno il taglio alla spesa sociale è stato del 10 per cento. Ciò che si chiede oggi è il riconoscimento delle professionalità per gli operatori del settore e una verifica sui fondi che lo Stato invia alle regioni, spesso utilizzati per sanare altro genere di debiti.
Reprimere è l'ultimo rimedio. Si parla ovviamente di operazioni oculate e finalizzate prima di tutto a punire i pezzi grossi. "In una situazione in cui è difficile distinguere vittime e carnefici - sostiene il senatore Meduri - bisogna riscoprire la certezza della pena".

Virginia Di Marno
 

 

                       
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